Luci e ombre di Marrakech

Luci e ombre di Marrakech

 

Il Marocco è un paese di luci e ombre, di colori accecanti e tinte scure, di profumi incantevoli ed odori acri, di rumori assordanti e muti silenzi.

 

A Marrakech splende sempre il sole.

Sebbene fosse Febbraio, c’era così tanto sole che nel giro di un pomeriggio mi sono quasi ustionata una guancia.

C’è così tanta luce che la gente va in giro coperta di vestiti e per le strade vengono appesi ampi tendoni per riparare i passanti e i venditori. 

Ecco che allora si creano dei bellissimi contrasti di luci ed ombre che per un fotografo sono una delizia estetica.

Marrakech  è senza dubbio un autentico melting pot di colori e luci, odori, voci, sapori intensi, caos e disordine.

Se state cercando un posto tranquillo, allora non fa per voi. Il silenzio lo si trova andando fuori dalla città, in mezzo al deserto e alle montagne dell’Atlante.

Credo ci sia una linea non troppo sottile che unisce la mia terra natia, la Sicilia, al Marocco:i visi abbronzati delle persone, l’architettura di certi edifici, l’atmosfera pulsante, i tramonti rosa. La gente grida per strada per vendere i propri prodotti, ed in un attimo ecco che ci si ritrova a Ballarò o alla Vucciria di Palermo. 

II cibo saporito e speziato, le olive, la frutta secca e gli agrumi dolci mi hanno riportato per un attimo a casa. Dopo tutto la Sicilia è una terra che ha avuto madri e padri provenienti dai luoghi più diversi ed esotici.

La Medina, il centro storico della città, è un autentico mercato a cielo aperto, in cui si può trovare letteralmente di tutto; dal cibo ai vestiti, dalle deliziose spremute di frutta ai souvenir tipici.

La regola fondamentale del mercato è sempre andare al ribasso quando si vuole comprare qualcosa; di solito per i turisti i prezzi vengono sempre raddoppiati, ma basta mercanteggiare un po’ per non farsi raggirare.

E mentre si passeggia per le vie strette strette e polverose, che si intersecano in un labirinto senza uscita, non stupisce vedere un carro trascinato da un cavallo o da un asino.

La Medina infatti sembra essere stata risucchiata in una altra entità spazio temporale, in cui presente passato e futuro coesistono in un frenetico miscuglio. I suoi abitanti si muovono  convulsamente da tutte le parti, spostandosi a piedi, in bicicletta, scooter o anche a cavallo, incuranti dei turisti curiosi.

I piatti tipici, famosi per l’uso di svariate spezie, sono il  Tajin di verdure e carne e il cous cous, spesso serviti con antipasti di olive e salse al pomodoro. Immancabile ad ogni pasto, o in ogni altro momento della giornata, il tè alla menta, che secondo l’usanza viene scenograficamente versato dall’alto in modo che si  raffreddi prima.

Allora come si passa il tempo a Marrakech? Dandosi allo shopping selvaggio al mercato, bevendo tè alla menta sulle terrazze al tramonto, andando ai bagni arabi per una sauna con massaggio, visitando le principali attrazioni come i Giardini Marjorelle e il Palazzo Bahia.

Il tutto rilassandosi ogni tanto sotto il sole, magari seduti su una panchina insieme agli anziani del posto radunati nelle piazzette in strada.

Proprio come si suole fare in Sicilia, sotto lo stesso sole arabo.

 

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